Stop ai giochi fisici? La Video Game History Foundation lancia l’allarme sulla conservazione dei videogiochi


Il progressivo abbandono dei supporti fisici nel mercato videoludico continua a far discutere. Dopo le recenti indiscrezioni secondo cui Sony interromperebbe la produzione di giochi in formato fisico per i nuovi titoli a partire da gennaio 2028, le voci che indicano una strategia simile per le console Xbox e la crescente diffusione delle cartucce Nintendo che includono esclusivamente una chiave di download digitale, la Video Game History Foundation (VGHF) ha pubblicato una dura presa di posizione sul tema della conservazione dei videogiochi.

Secondo l’organizzazione, la scomparsa del supporto fisico rappresenta certamente un duro colpo per consumatori, collezionisti e mercato dell’usato, ma il problema della preservazione dei videogiochi è molto più profondo e riguarda un modello distributivo che, di fatto, è cambiato da anni.



Il supporto fisico non garantisce più la conservazione dei giochi


Nel proprio comunicato, la Video Game History Foundation sottolinea come, negli ultimi vent’anni, la maggior parte dei videogiochi non sia stata progettata esclusivamente per console domestiche né distribuita principalmente su supporti fisici.

Anche quando un gioco viene pubblicato su disco o cartuccia, nella maggior parte dei casi è accompagnato da una patch del day one, spesso indispensabile per correggere bug, aggiungere contenuti o rendere il titolo pienamente funzionante. Di conseguenza, il contenuto presente sul supporto fisico non rappresenta necessariamente l’esperienza realmente vissuta dai giocatori al momento del lancio.

Per questo motivo, musei e archivi specializzati hanno da tempo compreso che conservare semplicemente un disco su uno scaffale non costituisce una soluzione efficace per preservare i videogiochi moderni.


Il problema dei negozi digitali e dei diritti di conservazione


La fondazione evidenzia come il vero rischio derivi dalla possibile scomparsa sia dei supporti fisici sia degli store digitali delle piattaforme.

Se gli editori e i produttori di hardware decidono di eliminare entrambe le opzioni, le istituzioni che si occupano della conservazione del patrimonio videoludico potrebbero non avere alcun modo legale per archiviare e rendere accessibili i videogiochi alle future generazioni.

La Video Game History Foundation invita quindi l’industria a collaborare per individuare strumenti concreti che consentano ad archivi, biblioteche e musei di conservare legalmente i giochi distribuiti esclusivamente in formato digitale.


Le critiche alla Entertainment Software Association


Nel comunicato viene citata anche la Entertainment Software Association (ESA), l’associazione che rappresenta numerosi publisher del settore videoludico.

Secondo la fondazione, negli ultimi anni la ESA avrebbe più volte ostacolato le iniziative volte a riformare le normative sul copyright e sulle protezioni digitali (DRM), impedendo alle istituzioni culturali di svolgere efficacemente il proprio lavoro di conservazione.

La VGHF sostiene che, se l’industria intende realmente abbandonare il formato fisico, debba anche proporre strumenti concreti per garantire la tutela del patrimonio videoludico nel lungo periodo.


“Scaricare GTA VI oggi non significa poterlo preservare domani”


Uno dei passaggi più significativi del comunicato riguarda il futuro dei videogiochi digitali.

Secondo la fondazione, affidarsi semplicemente al download di un titolo moderno non rappresenta una strategia di conservazione a lungo termine. L’organizzazione cita come esempio Grand Theft Auto VI, sottolineando che chiedere ai musei di scaricarne una copia oggi e sperare che possa ancora funzionare tra cinquant’anni non costituisce una reale soluzione per la preservazione storica.


Una sfida che coinvolge l’intera industria


La posizione della Video Game History Foundation evidenzia un tema sempre più centrale nel settore videoludico: la conservazione delle opere digitali.

Mentre il mercato sembra orientarsi verso una distribuzione completamente digitale, cresce il dibattito su come garantire che i videogiochi possano essere studiati, archiviati e tramandati nel tempo. Secondo la fondazione, senza un impegno condiviso tra produttori hardware, publisher e istituzioni culturali, una parte significativa della storia del videogioco rischia di andare perduta per sempre.


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