Testiamo l’“accrocchio” SODIMM per usare RAM da laptop su PC desktop


La crisi delle DDR5 sta spingendo sempre più utenti e appassionati hardware a cercare soluzioni alternative, talvolta fuori dagli schemi. Tra queste spicca un’idea tanto semplice quanto estrema: utilizzare moduli DDR5 SODIMM, nati per i laptop, all’interno di un PC desktop tramite appositi adattatori.

Un vero e proprio “accrocchio”, ma che merita di essere analizzato con dati concreti. Per capire se questa soluzione possa avere un senso pratico, sono stati eseguiti numerosi benchmark e test gaming utilizzando due CPU AMD molto diverse tra loro: Ryzen 7 7700 e Ryzen 7 7800X3D.


Perché usare SODIMM su desktop?


Le memorie DDR5 SODIMM presentano alcuni vantaggi chiave nel contesto attuale: maggiore disponibilità, prezzi spesso più stabili e ampia presenza sul mercato OEM. Il rovescio della medaglia è evidente: frequenze più conservative, latenze meno aggressive e compatibilità non nativa con le piattaforme desktop.

L’obiettivo del test non è dimostrare che le SODIMM siano “migliori” delle RAM tradizionali, ma verificare se possano rappresentare una soluzione temporanea o alternativa credibile durante una fase di mercato così complessa.


Piattaforma di test e configurazioni


I test sono stati condotti su due configurazioni basate su socket AM5:


  • Ryzen 7 7700, CPU Zen 4 senza 3D V-Cache;

  • Ryzen 7 7800X3D, riferimento assoluto per il gaming AMD.


Sono stati messi a confronto due kit DDR5 SODIMM:


  • 2×8 GB;

  • 2×16 GB.


I risultati sono stati poi comparati con kit DDR5 “tradizionali” DIMM desktop, utilizzati come riferimento diretto per prestazioni e stabilità.


Benchmark sintetici: limiti chiari ma controllati


Nei benchmark sintetici emerge subito il limite strutturale delle SODIMM. Banda passante e latenze risultano inferiori rispetto ai moduli desktop, soprattutto in scenari memory-intensive.

Il Ryzen 7 7700 evidenzia maggiormente queste differenze, mostrando cali più netti nei test legati all’accesso alla memoria. Il 7800X3D, grazie alla 3D V-Cache, riesce invece a compensare in modo sorprendente, riducendo il gap prestazionale.


Test gaming: il fattore X3D fa la differenza


Nei test gaming il quadro diventa ancora più interessante. Con il Ryzen 7 7700, l’utilizzo delle SODIMM comporta una perdita prestazionale più evidente, soprattutto in Full HD e nei titoli CPU-bound, con cali nei frame minimi e una minore stabilità generale.

Il Ryzen 7 7800X3D racconta invece una storia diversa. In molti giochi le differenze tra SODIMM e RAM desktop risultano contenute, e in QHD diventano spesso marginali. La cache aggiuntiva riduce la dipendenza dalla RAM, rendendo questo “accrocchio” molto meno penalizzante di quanto ci si potrebbe aspettare.


Capacità conta più della velocità?


Il confronto tra i kit 2×8 GB e 2×16 GB mostra un altro aspetto interessante. Nei giochi moderni, soprattutto open world e titoli recenti, la maggiore capacità aiuta a mantenere frame time più stabili, anche a fronte di frequenze inferiori.

In alcuni casi, un kit SODIMM da 32 GB si comporta meglio di un kit desktop da 16 GB, dimostrando come la capacità sia ormai un fattore sempre più rilevante.


Conclusioni


Usare RAM DDR5 SODIMM su PC desktop resta una soluzione di compromesso, ma i test dimostrano che non si tratta di un’idea priva di senso. Con CPU come il Ryzen 7 7800X3D, l’impatto prestazionale è sorprendentemente contenuto, soprattutto in gaming ad alta risoluzione.

Non è una scelta consigliata per build definitive, ma in piena crisi DDR5 può rappresentare una soluzione temporanea intelligente, soprattutto per chi vuole evitare prezzi gonfiati o attende un momento migliore per investire in RAM desktop di qualità.




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