AMD Zen 6c mostra i primi segnali di un importante salto prestazionale rispetto alla generazione Zen 5. I risultati emersi dal benchmark Geekbench 7 attribuiti al processore server EPYC 9996 evidenziano un netto miglioramento nelle prestazioni single-core, con incrementi che arrivano fino al 25,7% nei singoli test.
Un dato particolarmente interessante per valutare le potenzialità della prossima architettura di AMD, anche se è ancora presto per trarre conclusioni definitive sulle future CPU Ryzen destinate al mercato desktop.
AMD EPYC 9996 con architettura Zen 6c raggiunge 2.847 punti su Geekbench 7
Il protagonista dei nuovi risultati è l’AMD EPYC 9996, un processore server dotato di 256 core e capace di raggiungere una frequenza massima di 4,1 GHz. Nei test single-core di Geekbench 7, la CPU ha ottenuto un punteggio di 2.847 punti, mostrando un vantaggio significativo rispetto alle soluzioni basate sull’architettura Zen 5.
Per comprendere la portata del risultato, il confronto più immediato è quello con l’AMD Ryzen 7 9700X, processore desktop con 8 core Zen 5 che, alla medesima frequenza di 4,1 GHz, ha registrato 2.444 punti.
La differenza è pari a circa il 16,5% a favore di Zen 6c. Un incremento rilevante, soprattutto considerando che le due CPU operano alla stessa frequenza di riferimento nel confronto.
Questi numeri suggeriscono un miglioramento significativo dell’efficienza del core e delle prestazioni per ciclo di clock, un parametro fondamentale per valutare i progressi di una nuova architettura. È tuttavia importante distinguere il punteggio ottenuto nel benchmark dall’IPC propriamente detto: il risultato single-core dipende anche da altri fattori, tra cui la configurazione della piattaforma, la cache e le caratteristiche del sistema utilizzato.
Geekbench 7: incrementi fino al 25,7% nei test single-core
Il vantaggio di Zen 6c non si limita al punteggio complessivo. Analizzando i 15 test individuali che compongono la suite Geekbench 7, il processore EPYC 9996 avrebbe mostrato miglioramenti compresi tra l’8,2% e il 25,7% rispetto a Zen 5, considerando frequenze di 4,1 GHz.
Gli incrementi maggiori sono stati registrati nei test HTML5 Browser, Photo Editor, Structure and Motion e Video Player. Si tratta di ambiti che permettono di osservare il comportamento della CPU in differenti tipologie di elaborazione.
I miglioramenti più contenuti, invece, riguardano File Compression e Clang, con risultati comunque positivi secondo i dati riportati.
La distribuzione dei punteggi suggerisce che i benefici della nuova architettura potrebbero variare sensibilmente in base al tipo di carico di lavoro. Un aspetto importante, perché le prestazioni di una CPU non dipendono soltanto dalla potenza massima raggiungibile, ma anche dalla capacità di gestire in modo efficiente istruzioni e operazioni differenti.
Zen 6c si avvicina a Zen 5 EPYC con frequenze molto più elevate
Un altro confronto interessante riguarda l’AMD EPYC 4545P, basato sull’architettura Zen 5. Questa CPU server ha raggiunto un punteggio single-core di 3.064 punti su Geekbench, operando a una frequenza massima di 5,47 GHz.
Il risultato è superiore di circa il 7,6% rispetto ai 2.847 punti ottenuti dall’EPYC 9996 con core Zen 6c, nonostante una differenza di frequenza pari a circa il 33,4% rispetto ai 4,1 GHz del processore più recente.
Normalizzando indicativamente le prestazioni rispetto alla frequenza, il confronto suggerisce un possibile vantaggio nell’ordine del 23% per Zen 6c in termini di prestazioni per ciclo di clock.
Questa stima, tuttavia, non equivale a una misurazione diretta e definitiva dell’IPC. I due processori utilizzano piattaforme e configurazioni differenti, per cui il confronto deve essere interpretato con cautela.
Zen 6c non è Zen 6: attenzione alle future CPU Ryzen
Nonostante i risultati promettenti, c’è una distinzione fondamentale da tenere presente: Zen 6c e Zen 6 non sono la stessa implementazione dell’architettura.
I dati pubblicati riguardano infatti un processore dotato di core Zen 6c, una variante compatta pensata per configurazioni ad alta densità di core e particolarmente rilevante nel settore dei server. Le future CPU desktop Ryzen basate su Zen 6 dovrebbero invece utilizzare core Zen 6 standard.
Di conseguenza, i risultati dell’EPYC 9996 non possono essere trasferiti automaticamente alle prossime CPU consumer di AMD. Resta aperta la possibilità che i core Zen 6 standard offrano prestazioni differenti, ma senza test diretti non è possibile stabilire con certezza quanto saranno veloci.
Anche le frequenze operative delle future CPU Ryzen rappresentano una variabile ancora da chiarire. Il comportamento di una nuova architettura dipende infatti dall’equilibrio tra IPC, frequenza, consumi, temperature e caratteristiche della piattaforma.
Cosa aspettarsi dai futuri AMD Ryzen Zen 6
Se i risultati di Geekbench 7 dovessero trovare conferma nei test successivi, Zen 6 potrebbe rappresentare un passo avanti importante per AMD sul fronte delle prestazioni single-core.
Un aumento dell’IPC accompagnato da frequenze operative più elevate potrebbe tradursi in miglioramenti significativi rispetto a Zen 5. Anche in assenza di un incremento sostanziale dei clock, un progresso architetturale di questa portata sarebbe comunque rilevante.
Rimane però da capire come questi miglioramenti si rifletteranno negli scenari di utilizzo quotidiano. In particolare, il gaming sarà uno degli ambiti più interessanti da verificare: le prestazioni nei videogiochi dipendono da numerosi fattori, tra cui la latenza della memoria, la cache, il numero di core utilizzati e l’ottimizzazione dei singoli titoli.
Per ora, i risultati dell’EPYC 9996 offrono un primo indizio sulle potenzialità dei core Zen 6c, ma non costituiscono una prova definitiva delle prestazioni delle future CPU Ryzen. Saranno necessari benchmark indipendenti su sistemi rappresentativi del mercato desktop per stabilire quanto sarà ampio il salto generazionale di AMD.
HW Legend Staff












