Sony sta esplorando una nuova frontiera per l’intelligenza artificiale applicata ai videogiochi. Un recente brevetto depositato da Sony Interactive Entertainment descrive infatti un sistema di machine learning in grado di modificare il comportamento di NPC e boss in base allo stile di gioco del giocatore.
Il documento, intitolato “AI-adapted non-player character for video game system”, è identificato come US 2026/0295429 A1. La domanda è stata depositata il 31 marzo 2025 e pubblicata dall’USPTO il 1° ottobre 2026. Il brevetto è stato individuato dal sito Patentlyze.
È importante sottolineare subito un aspetto: non si tratta di un brevetto già concesso, ma di una domanda pubblicata. Non ci sono inoltre indicazioni su eventuali videogiochi o console PlayStation che potrebbero utilizzare concretamente questa tecnologia.
Un’IA che osserva come affronti un boss
Il sistema descritto da Sony raccoglie dati relativi sia al giocatore sia all’NPC incontrato durante il gioco. Queste informazioni vengono quindi elaborate da un modello di machine learning, che produce indicazioni utilizzabili per modificare il comportamento del personaggio.
I dati presi in considerazione possono essere particolarmente dettagliati. Per quanto riguarda il giocatore, il sistema può analizzare elementi come:
- tempo di reazione agli attacchi del boss;
- percentuale di schivate riuscite;
- blocchi e parate effettuati con successo;
- armi utilizzate;
- consumabili impiegati;
- numero di tentativi necessari per superare lo scontro.
Anche il comportamento del boss viene monitorato. Il sistema può analizzare i suoi schemi di attacco e verificare con quale frequenza il giocatore riesce a schivarli o contrastarli.
L’obiettivo è quindi creare un ciclo di adattamento nel quale il gioco osserva il comportamento dell’utente e utilizza queste informazioni per modificare l’esperienza.
Il boss potrebbe cambiare comportamento durante lo scontro
Uno degli aspetti più interessanti della domanda di brevetto riguarda il momento in cui possono essere applicate le modifiche.
Sony contempla infatti la possibilità di generare o modificare i contenuti prima dell’esecuzione del gioco, durante la partita oppure successivamente.
Questo significa che, almeno a livello concettuale, un boss potrebbe essere in grado di adattarsi anche nel corso dello stesso combattimento.
Se il giocatore dimostrasse di essere particolarmente efficace nel parare determinati attacchi, per esempio, il sistema potrebbe modificare il comportamento dell’avversario sulla base dei dati raccolti.
Non si tratterebbe quindi soltanto di una difficoltà dinamica tradizionale, nella quale il gioco aumenta o riduce parametri come salute e danni. Il brevetto descrive un sistema potenzialmente capace di intervenire direttamente sulle caratteristiche comportamentali del personaggio.
Non solo combattimenti: anche dialoghi, voce e aspetto
L’applicazione descritta da Sony non si limita agli scontri. Il sistema potrebbe infatti intervenire anche su dialoghi, aspetto e voce degli NPC. Tra gli elementi modificabili vengono citate persino caratteristiche vocali come tono e volume.
L’intelligenza artificiale potrebbe quindi essere utilizzata per creare personaggi che non si limitano a reagire alle azioni del giocatore attraverso animazioni o routine prestabilite, ma che modificano progressivamente il proprio comportamento in funzione delle sue caratteristiche.
Questo apre scenari interessanti anche al di fuori dei giochi d’azione, con NPC capaci potenzialmente di adattare il proprio modo di comunicare o di interagire con l’utente.
Una rivoluzione per i soulslike? Non necessariamente
Una tecnologia di questo tipo potrebbe però creare qualche problema nei generi basati sulla memorizzazione dei comportamenti dei nemici.
Nei soulslike, per esempio, imparare gli schemi di attacco di un boss è spesso una componente fondamentale del gameplay. Un avversario capace di modificare continuamente le proprie mosse in risposta alle strategie del giocatore potrebbe rendere gli scontri molto più imprevedibili.
Per alcuni giocatori sarebbe una naturale evoluzione dell’intelligenza artificiale dei nemici; per altri potrebbe invece compromettere uno degli elementi fondamentali del genere: la possibilità di imparare, padroneggiare e infine superare un determinato moveset.
Un brevetto non significa che la tecnologia arriverà su PlayStation
Come accade con qualsiasi domanda di brevetto, è necessario evitare conclusioni premature. Sony non ha annunciato un prodotto basato su questa tecnologia, né ha indicato quali videogiochi potrebbero utilizzarla.
Le aziende depositano regolarmente brevetti per proteggere idee e tecnologie che potrebbero non trasformarsi mai in prodotti commerciali. Sony, in particolare, ha già presentato in passato numerosi brevetti legati a sistemi innovativi e all’intelligenza artificiale che non necessariamente sono arrivati sul mercato.
Il documento, tuttavia, offre uno spaccato interessante sulla direzione che Sony sta esplorando: videogiochi in cui l’IA non si limita a generare contenuti, ma osserva il giocatore e modifica dinamicamente il mondo di gioco attorno alle sue abitudini.
Se una tecnologia simile dovesse davvero arrivare nei videogiochi commerciali, il concetto di difficoltà potrebbe assumere un significato completamente diverso: non più un livello scelto dal giocatore, ma un’esperienza che impara continuamente come gioca e reagisce di conseguenza.
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