Google inaugura una nuova fase nel mercato dei laptop con il lancio dei “Googlebook”, una piattaforma intelligente progettata per integrare nativamente l’intelligenza artificiale di Gemini.
Questo segna un’evoluzione diretta rispetto ai Chromebook, spostando il focus da semplici dispositivi cloud-first a sistemi ottimizzati per workload AI locali.
L’obiettivo è chiaro: creare una nuova categoria di PC in cui hardware e software siano progettati congiuntamente per sfruttare al massimo le capacità dell’intelligenza artificiale.
Partnership con Intel: architettura x86 e AI integrata
A livello hardware, Intel ha confermato una collaborazione diretta con Google per lo sviluppo dei primi modelli. I Googlebook saranno basati sui nuovi processori Intel Core Series 300 “Wildcat Lake”.
Questa piattaforma introduce un’architettura ibrida composta da:
- 6 core CPU (2 P-core “Cougar Cove” + 4 core LPE “Darkmont”);
- NPU 5 con 40 TOPS per elaborazioni AI in INT8;
- GPU con fino a 2 core Xe3;
- Motore Xe dedicato a display e media;
- Processo produttivo Intel 18A.
L’integrazione della NPU rappresenta un elemento chiave: consente l’esecuzione locale di modelli AI, riducendo la dipendenza dal cloud e migliorando latenza e privacy.
Non solo Intel: apertura all’ecosistema Arm
Nonostante la collaborazione con Intel, Google non adotterà un approccio esclusivo. Secondo quanto dichiarato da John Maletis, l’azienda ha definito requisiti hardware rigorosi per tutti i partner OEM, lasciando però spazio a diverse architetture.
Tra i produttori di chip coinvolti figurano anche Qualcomm e MediaTek, aprendo la strada a varianti basate su architettura Arm.
Questo approccio multi-piattaforma consente a Google di:
- Ottimizzare consumi energetici su dispositivi ultraportatili;
- Differenziare l’offerta per diversi segmenti di mercato;
- Ridurre la dipendenza da un singolo fornitore.
Specifiche standardizzate: il modello “controllato” di Google
Uno degli aspetti più interessanti del progetto Googlebook è l’introduzione di linee guida hardware molto stringenti. Google ha imposto requisiti precisi su:
- CPU e prestazioni minime;
- Quantità e tipologia di memoria;
- Configurazioni di storage;
- Layout della tastiera.
Questo approccio ricorda quello già adottato in ambito smartphone con Android “certificati”, ma applicato al mondo PC. Il risultato atteso è una maggiore uniformità dell’esperienza utente, riducendo frammentazione e incompatibilità.
I partner OEM e il lancio sul mercato
Diversi produttori hanno già aderito all’iniziativa, tra cui:
- Acer;
- ASUS;
- Dell;
- HP;
- Lenovo.
I primi dispositivi Googlebook sono attesi sul mercato già nell’autunno 2026, segnando un rollout iniziale su larga scala.
Verso una nuova generazione di PC AI-native
Con Googlebook, Google tenta di ridefinire il concetto stesso di laptop, spostando il baricentro verso l’elaborazione AI locale e una maggiore integrazione tra sistema operativo e hardware.
L’introduzione di NPU dedicate, la coesistenza di architetture x86 e Arm e la standardizzazione delle specifiche indicano una direzione precisa: trasformare il PC in una piattaforma AI-native, pronta per i carichi di lavoro del futuro.
Se l’ecosistema riuscirà a mantenere le promesse, Googlebook potrebbe rappresentare per i laptop ciò che i Chromebook sono stati per il cloud computing: un cambio di paradigma, questa volta guidato dall’intelligenza artificiale.
HW Legend Staff














