Il problema dei connettori di alimentazione 16 pin e 12V-2×6 che possono surriscaldarsi e fondersi continua a rappresentare uno degli aspetti più controversi delle schede grafiche NVIDIA GeForce RTX 5090.
Il gruppo brasiliano TecLab ha deciso di affrontare la questione nel modo più radicale possibile: eliminare completamente il connettore dalla catena di alimentazione.
La dimostrazione è stata realizzata utilizzando una Galax RTX 5090D HOF OC LAB XOC, una scheda progettata specificamente per l’overclocking estremo.
A differenza di una RTX 5090 standard, questo modello dispone di due ingressi di alimentazione a 16 pin e utilizza un BIOS personalizzato capace di gestire fino a 2.000 W.
Si tratta quindi di un prodotto molto diverso da una normale scheda grafica consumer, il cui TDP nominale è pari a circa 575 W.
Alimentazione direttamente sul circuito stampato
La modifica realizzata da TecLab elimina il punto di connessione tradizionalmente utilizzato per trasferire l’energia dall’alimentatore alla scheda grafica.
Il team ha rimosso i connettori 16 pin presenti sulla scheda e ha utilizzato cavi di alimentazione collegati direttamente alle piste del PCB tramite saldatura.
Per effettuare la modifica sono stati utilizzati due adattatori, attraverso i quali i normali cavi 16 pin provenienti dall’alimentatore sono stati convertiti in conduttori separati. I fili sono stati quindi saldati direttamente sulle corrispondenti connessioni del circuito stampato.
L’intervento è stato presentato dallo stesso TecLab anche con una certa ironia nei confronti di NVIDIA: l’obiettivo dichiarato era mostrare, in maniera provocatoria, come secondo il gruppo il problema avrebbe potuto essere evitato eliminando alla radice il connettore.
Una RTX 5090D HOF sottoposta a circa 600 watt
Il test non è stato eseguito con la scheda nella configurazione originale. TecLab ha infatti rimosso completamente il sistema di raffreddamento di serie, lasciando esposta la GPU.
Il raffreddamento è stato affidato a un chiller industriale a liquido, mentre due ventole installate in maniera relativamente libera sono state utilizzate per fornire un flusso d’aria supplementare.
Durante la prova, il gruppo ha registrato un assorbimento di circa 50 A sulla linea a 12 V, corrispondente a una potenza nell’ordine dei 600 W.
Non sono state invece pubblicate misurazioni dettagliate delle temperature durante il test.
Nonostante la modifica estremamente invasiva, la scheda è riuscita ad avviarsi regolarmente e a completare le sessioni di benchmark senza apparenti problemi.
Perché il connettore rappresenta un punto critico
Il problema dei connettori 16 pin e 12V-2×6 sulle schede video ad alto consumo è legato alla gestione di correnti molto elevate attraverso un numero relativamente contenuto di contatti.
Un collegamento non perfettamente inserito, una distribuzione non uniforme della corrente tra i terminali o una resistenza di contatto superiore al previsto possono determinare un aumento localizzato della temperatura. In condizioni di elevato assorbimento, anche piccole differenze possono diventare significative.
La tecnologia 12V-2×6 è stata sviluppata anche per migliorare alcuni aspetti meccanici ed elettrici del precedente connettore 12VHPWR, ma i casi di surriscaldamento e danneggiamento non sono completamente scomparsi.
Nel caso della RTX 5090, il tema è particolarmente delicato proprio a causa degli elevati consumi della GPU e delle versioni custom progettate per l’overclocking.
Una soluzione che non deve essere replicata dagli utenti
Sebbene il test di TecLab possa risultare interessante dal punto di vista tecnico, non rappresenta in alcun modo una modifica consigliabile per gli utenti comuni.
Intervenire direttamente sul PCB di una scheda grafica di fascia estrema richiede competenze specifiche, strumenti adeguati e una conoscenza approfondita della distribuzione delle correnti sulla scheda. Un errore nella saldatura o nel dimensionamento dei collegamenti potrebbe provocare danni permanenti alla GPU, all’alimentatore o all’intero sistema.
Inoltre, la modifica non risolve necessariamente tutti i problemi associati allo standard di alimentazione. Eliminare il connettore significa infatti eliminare uno specifico punto di possibile surriscaldamento, ma non elimina le problematiche legate alla distribuzione della corrente e alla gestione della potenza sulla scheda.
Per questo motivo, il test deve essere interpretato come una dimostrazione tecnica e provocatoria, non come una procedura di modifica destinata alle RTX 5090 commerciali.
Un risultato che riaccende il dibattito
Il fatto che una connessione saldata direttamente sul PCB sia riuscita a gestire senza apparenti difficoltà circa 600 W rappresenta comunque un elemento interessante nel dibattito sui sistemi di alimentazione delle GPU ad alte prestazioni.
La prova di TecLab evidenzia infatti quanto il connettore fisico possa diventare un elemento critico quando deve trasferire correnti molto elevate.
La vicenda non dimostra che il sistema 12V-2×6 sia intrinsecamente inadeguato, né che una connessione saldata costituisca una soluzione migliore per un prodotto commerciale. Tuttavia, il confronto mette in evidenza una questione che continua a interessare gli appassionati: con schede grafiche sempre più potenti e consumi sempre più elevati, anche i sistemi di alimentazione devono evolvere per garantire affidabilità, distribuzione uniforme della corrente e adeguati margini di sicurezza.
Nel caso della RTX 5090, il problema dei connettori surriscaldati e danneggiati dimostra che l’aumento delle prestazioni non riguarda soltanto GPU e sistemi di raffreddamento, ma anche l’intera infrastruttura elettrica necessaria per alimentarli.
HW Legend Staff















